patto generazionale definitivo

Un welfare state da ripensare

Lo shock economico occorso in seguito alle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 è un evento di portata storica unica, che ci porterà a riconsiderare alcuni dei cardini su cui abbiamo fondato le nostre istituzioni ed il nostro modo di vivere.

Sia chiaro: mentre in alcuni casi—pensiamo al settore dei trasporti, della ristorazione, del turismo, ecc.—la pandemia rappresenta un’autentica forza maggiore esogena, per la quale non era ragionevole pensare di organizzare diversamente il comportamento degli esseri umani, in altri casi, invece, lo shock pandemico ha semplicemente avvicinato il pettine a dei nodi che comunque erano già presenti—e consolidati da decenni di scelte sbagliate.

Tra le scelte sbagliate nell’organizzazione della società italiana, una delle più disastrose—se non la più disastrosa in assoluto—è l’impostazione del Welfare State, cioè l’insieme di istituti giuridici—informati a valori di solidarietà—tramite cui una comunità decide di prendersi cura dei suoi membri più deboli, incapaci di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Una buona approssimazione dell’inclusività di un Welfare State può ritrovarsi nella quota di reddito nazionale (PIL) destinata alla Spesa Sociale—cioè, l’assistenza agli indigenti, ai disabili, ai disoccupati, alle famiglie, ai pensionati, ecc.

In Figura 1 è rappresentata la Spesa Sociale in rapporto al PIL dell’Italia e di altre quattro Nazioni progredite (Germania, Francia, Grecia e Giappone). Le ragioni per cui è interessante raffrontare l’Italia con questi quattro Paesi sono semplici. Giappone e Grecia sono i due Paesi al mondo demograficamente più simili all’Italia, dal momento che occupano, rispettivamente, il primo ed il terzo posto nella classifica dei Paesi per quota di anziani sul totale della popolazione (Figura 2). La Germania è, in generale, un ottimo benchmark mondiale per la gestione delle finanze pubbliche (di cui la Spesa Sociale fa parte) ed è anch’essa demograficamente simile all’Italia. La Francia, infine, è per molti versi la Nazione caratterizzata dal Welfare State più generoso al mondo e può rappresentare—se si abbracciano alcuni ideali politici—un modello a cui ispirarsi.

Figura 1. Fonte: OCSE, 2020, Spesa Sociale. Link: https://data.oecd.org/chart/61au

Figura 2. Fonte: OCSE, 2020, Popolazione Anziana. Link: https://data.oecd.org/chart/617R

Tuttavia, come già accennato, la Spesa Sociale non è tutta uguale: in particolare, in tutti e cinque i Paesi considerati, la parte del leone la fanno le pensioni—ma, come possiamo vedere dalla Figura 3, con intensità diverse. Inoltre, bisogna considerare che, data una quota di PIL che si decide di destinare alla Spesa Sociale, esistono dei trade-off al momento di scegliere a quali voci di spesa destinarla: pensioni o assistenza generale al cittadino?

Figura 3. Fonte: OCSE, 2020, Spesa Pensionistica. Link: https://data.oecd.org/chart/61dh

La Figura 4, se affiancata alla Figura 3, restituisce una risposta riguardo alle diverse priorità dei Welfare State nazionali circa la scelta di quale gruppo sociale tutelare—pensionati contro disoccupati, disabili, giovani, ecc. Infine, bisogna ricordare che la quota di PIL destinata al Welfare State è estratta tramite le tasse (Figura 5), e che livelli di tassazione troppo elevati rappresentano un freno alla crescita economica.

Figura 4. Fonte: elaborazione su dati OCSE (Spesa Sociale – Spesa Pensionistica), 2020.

Figura 5. Fonte: Ricavi Fiscali, OCSE, 2020. Link: https://data.oecd.org/chart/61fi

Italia vs Germania e Giappone

Nel complesso, la Spesa Sociale tedesca in rapporto al PIL è sempre stata superiore a quella italiana—con un’inversione di tendenza avvenuta in seguito alla crisi del 2009—mentre quella giapponese è sempre stata inferiore (Figura 1). Pertanto, si potrebbe essere portati a pensare che il contribuente italiano, pur gravato da oneri fiscali superiori a quelli dei suoi omologhi giapponesi e tedeschi (Figura 5), si veda però compensato da politiche di assistenza pubblica ai più bisognosi più generose rispetto a quelle tedesche e giapponesi.

Eppure, così non è.

Difatti, come si evince dalla Figura 4, la quota di reddito nazionale che lo Stato italiano trasferisce ai suoi cittadini più bisognosi è—sia storicamente, sia correntemente—di gran lunga inferiore a quella tedesca. Inoltre, gli ultimi dati disponibili mostrano come tale quota sia inferiore anche rispetto a quella giapponese—dove, è bene ribadire, la pressione fiscale viaggia storicamente su valori tra il 10% ed il 15% inferiori a quelli italiani.

Quindi, ci si chiederà: dove finisce una quota importante del reddito che il governo italiano ricava dalle tasse sui suoi contribuenti? La risposta è semplice: a pagare le pensioni. Come mostra la Figura 3, l’Italia presenta livelli di Spesa Pensionistica di gran lunga superiori a quelli tedeschi e giapponesi, nonostante una demografia (Figura 2) del tutto analoga a quella tedesca e molto più vantaggiosa di quella giapponese.

Quindi, la prima lezione è la seguente: impariamo dalla Germania come organizzare una Spesa Assistenziale più inclusiva e/o dal Giappone come ridurre la pressione fiscale pur mantenendo i livelli di assistenza attuali. La ricetta, se si osservano i dati, è semplice ed auto-evidente: basta ridurre la Spesa Pensionistica. Se ci riescono loro, con una demografia analoga (la Germania) alla nostra, se non più svantaggiosa (il Giappone), possiamo riuscirci anche noi.

Italia vs Francia

Un secondo confronto interessante tra Welfare nazionali è quello tra Italia e Francia. La Francia, come si evince dalla Figura 1, presenta livelli di Spesa Sociale storicamente—e correntemente—maggiori rispetto all’Italia. Tali livelli di Spesa Sociale si traducono, però, in una maggiore pressione fiscale (Figura 5)—anche se, va detto, la differenza tra i due livelli di Spesa Sociale (Francia – Italia) è inferiore rispetto alla differenza tra i due livelli di pressione fiscale (Francia – Italia).

Tuttavia, la Figura 1 non deve trarre in inganno. Infatti, la differenza tra il Welfare State italiano e quello francese si apprezza meglio osservando i livelli di Spesa Pensionistica (Figura 3) e Assistenziale (Figura 4). Mentre la Spesa Pensionistica italiana dal 2000 in poi ha sempre viaggiato su livelli di circa il 2% superiori a quella francese, la Spesa Assistenziale francese—al contrario—nel periodo considerato è sempre stata del 6-7% superiore a quella italiana. Ciò riflette scelte politiche precise, solo in minima parte attribuibili a dinamiche demografiche (Figura 2).

Quindi, la seconda lezione è la seguente: esistono modelli di Welfare State, come quello francese, molto più equilibrati di quello italiano, che promuovono politiche solidaristiche e socialdemocratiche pur senza garantire un privilegio esorbitante ad un’unica categoria—i pensionati—a discapito di tutte le altre.

Attenzione a non fare come la Grecia

Infine, veniamo alla Grecia, la cui Spesa Sociale—seppur storicamente inferiore (Figura 1) a quella italiana—presenta il medesimo sbilanciamento in favore della componente pensionistica (Figura 3) a discapito della Spesa Assistenziale generalizzata (Figura 4). Anche per la Grecia, esattamente come per l’Italia, questa discrasia è solo in parte imputabile alla dinamica demografica, dal momento che i due Paesi dell’Europa mediterranea presentano una quota di anziani del tutto analoga a quella tedesca (Figura 2).

In particolare, merita attenzione il confronto tra Grecia e Germania: due Nazioni, soprattutto dal 2010 in poi, simili per demografia, Spesa Sociale (Figura 1) e Pressione Fiscale (Figura 5), ma che hanno effettuato scelte politiche molto differenti in merito all’allocazione di tale spesa—i tedeschi privilegiando l’assistenza generale al cittadino, i greci arrivando a spendere (2015) in pensioni una quota di PIL pari al doppio di quella dedicata all’assistenza generale al cittadino.

Conclusione

Il confronto del Welfare State italiano con i sistemi degli altri Paesi progrediti ci consegna diversi insegnamenti.

Da un lato, potremmo imparare da Nazioni come il Giappone e la Germania, che—sacrificando una voce di spesa come le pensioni—si caratterizzano per un livello di assistenza generalizzata superiore (Germania), o di Pressione Fiscale di gran lunga inferiore (Giappone), a quello italiano.

Dall’altro lato, abbiamo un modello più socialdemocratico e solidaristico come quello francese, che—pur al prezzo di un’elevata Pressione Fiscale—garantisce un maggiore equilibrio nelle tutele alle diverse categorie di cittadini—famiglie, disoccupati, disabili, pensionati, ecc.

Ciò che assolutamente va evitato—ma che è il nostro percorso segnato, a meno di tempestive e radicali inversioni di tendenza—è il modello greco, con privilegi assistenziali per pochi cittadini—i pensionati—a discapito di tutti gli altri.

Articolo di Fabrizio Ferrari, Twitter: @Fabriziofer1994

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