patto generazionale (5)

Un sistema scolastico da riorganizzare: basterà la cura Draghi?

Articolo scritto da Matteo Particelli, studente magistrale di “Strategia, Management e Controllo” all’UniPi

Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti. Esprimo davanti a voi, che siete i rappresentanti eletti degli italiani, l’auspicio che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni.
Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo
.”
Così affermava il neo Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, nel discorso al Senato di mercoledi 17 febbraio sul voto di fiducia al governo nascente. Cerchiamo di capire cosa c’è dietro queste affermazioni di speranza ed auspicio.

Un’occasione unica
I 209 miliardi che saranno destinati all’Italia per il periodo 2021-2027 nel piano Next Generation EU rappresentano uno strumento prezioso, eccezionale, unico per contribuire alla riparazione dei danni economico-sociali che sono stati provocati dalla pandemia da Sars-Cov2.
Proprio perché si chiama Next Generation EU, deve farci pensare ad un mezzo utile al fine di rendere l’Europa un continente più verde, digitale e capace di rispondere alle difficile sfide che verranno.
Next Generation, però, fa rima con future generazioni, e quindi sarebbe iniquo che questo pacchetto di riforme non includesse un ingente sostegno ai tanti giovani che spesso sono dimenticati da una politica che si fa sempre più assistenzialista e noncurante della perdita di capitale sociale che ogni anno il nostro paese subisce a causa della fuga di cervelli.
Nel discorso al Meeting di Rimini, il neo presidente Draghi, ha fatto intendere di voler superare l’orizzonte temporale breve che caratterizza l’attuale classe politica, mettendo al centro l’investimento in capitale umano e ricerca scientifica, necessario per la crescita del nostro paese nel lungo periodo.
E’ per questo, quindi, che la pioggia di miliardi che arriveranno da Bruxelles rappresentano una possibilità unica da sfruttare a tutti i costi.

Scuola e Covid: la DaD (non) basta
Il quesito principale che emerge parlando di scuola ai tempi del Covid è se l’apprendimento in didattica a distanza possa sostituire e garantire quello in presenza. La risposta è tutt’altro che semplice, ma proviamo a fare chiarezza.
Tra chi sostiene che i ragazzi delle scuole primarie e secondarie abbiano “perso” un anno, e chi sostiene che la didattica a distanza possa sostituire completamente quella in presenza, c’è un grosso problema che si chiama “parità di opportunità”. Chiaramente l’apprendimento a distanza è stato un preziosissimo strumento che ha consentito la prosecuzione dell’attività scolastica nel periodo iniziale della pandemia, ma potrebbe causare nel lungo periodo carenze di apprendiemento tra gli studenti.
Con parità di opportunità significa che ad ogni alunno dovrebbe essere garantito il possesso di un apparecchio elettronico ed una stanza dove seguire le lezioni, problema che è stato riscontrato con maggior frequenza nelle regioni del Sud Italia.
Infatti, citando le parole di Mario Draghi, “non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà”.
Da un’indagine Ipsos-Save The Children[1], emerge che uno studente su due pensa di aver sprecato un anno a causa del virus, e più di 30mila giovani delle scuole secondarie di secondo grado, a causa della lunga assenza dall’ambiente scolastico, rischiano di abbandonare gli studi precocemente.
Con la crisi economica alle porte, per molti ragazzi abbandonare la scuola significherebbe entrare nel mondo del lavoro in maniera precaria, incerta ed instabile, perciò è necessario quanto prima garantire  un “ristoro educativo” creando nuove opportunità per il loro futuro e per l’ingresso nel complicato mondo del lavoro.
L’allocazione delle risorse derivanti dal Next Generation EU e le decisioni politiche sull’organizzazione scolastica, nella pratica, sono il duro compito che il neo governo dovrà affrontare con immediatezza.

Patrizio Bianchi: chi è cosa ci si aspetta dal nuovo Ministro dell’Istruzione
Il governo Draghi è composto da un mix di politici e tecnici, ma quest’ultimi, seppur in minoranza, ricoprono ruoli chiave, tra cui il neo Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
Figura già nota, poiché nell’aprile dello scorso anno ha coordinato la task force ministeriale, formata dall’ex Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, per coordinare e gestire la ripartenza dell’anno scolastico 2020-2021 durante la pandemia di coronavirus. Avrebbe poi criticato le decisioni assunte dal dicastero, non molto coerenti al documento presentato dalla commissione da lui presieduta.
Il compito del nuovo ministro non sarà dei più semplici, dovrà riformare un sistema scolastico che sta divenendo sempre più obsoleto, con investimenti mirati per rimettere la scuola al centro dello sviluppo italiano: il capitale umano, sociale ed intellettuale dei giovani è fondamentale per la ripartenza del nostro paese.
Dovrà poi intervenire sulla fascia di adolescenti che più di tutti ha sofferto la didattica a distanza, con particolare riferimento ai ragazzi del meridione. La pandemia ha portato alla luce i divari e le disuguaglianze sociali presenti in Italia: coloro che erano già in una condizione di svantaggio, ha avuto ancora più difficoltà rispetto ad altri, e molti di loro rischiano l’abbandono scolastico.

Per concludere
Quello che oggi serve al nostro paese è un cambiamento culturale, che rimetta i giovani al centro dell’intera società. Grazie a questo, potremmo riconsegnare sogni e speranze ad una generazione
frustrata, che per troppi anni è stata lasciata senza futuro e senza la quale un futuro non ci sarà.
E’ anche necessario investire nella formazione del personale docente per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni” (Mario Draghi, nel discorso al Senato): il nuovo governo avrà sfide difficili, complesse e stimolanti, dovrà essere in grado di restituire fiducia alle nuove generazioni e, soprattutto, avrà l’incombenza di spendere una quantità di denaro ingente.

Sprecare l’ennesima occasione, perciò, sarebbe davvero troppo.


[1] Scuola-Covid, allarme Save The Children: rischio abbandono scuole – Il Sole 24 ORE

Fonti:
1) https://espresso.repubblica.it

2) https://www.ilsole24ore.com

3) https://ec.europa.eu/eurostat

4) https://www.linkiesta.it

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