patto generazionale (51)

Soluzioni dal passato di problemi presenti e futuri

Articolo scritta da Lorenzo Romanzi, studente di Economia e Management presso LUISS Guido Carli

Keynes ha scritto: come uscire dalla crisi post covid-19 80 anni fa

Premessa

Nel phamplet “Come pagare per la guerra” del 1940 John Maynard Keynes analizza le modalità con le quali un paese come la Gran Bretagna avrebbe potuto pagare un enorme debito nel caso in cui avesse combattuto una lunga guerra contro la Germania. Oggi più che mai l’ipotesi di una guerra tra Germania e Gran Bretagna sembra irrealizzabile, eppure la situazione odierna di lotta contro il virus Covid-19, che tutto il mondo ha sperimentato e sta sperimentando tutt’ora, non sembra così distante dalla situazione che si sarebbe verificata a seguito di un conflitto armato. Migliaia di morti, obbligo di rimanere in casa, quarantena, razionamenti, esercito in strada e persino la riconversione delle industrie per la produzione di mascherine, respiratori e strumenti medici non fanno altro che alimentare l’idea di una possibile sovrapposizione, almeno ideologica e teorica, tra un conflitto mondiale ed una pandemia globale. Se la situazione sembra simile allora potrebbe essere una buona idea analizzare quelle proposte fatte da John Maynard Keynes in un contesto diverso, ma quanto meno sovrapponibile a quello odierno nel tentativo di non commettere errori fatali che rallenterebbero o addirittura renderebbero impossibile la ripresa economica del Paese.

Differenze

Prima di analizzare le idee che Keynes proponeva per risolvere le problematiche inglesi post-belliche è necessario ricordare che esistono almeno due profonde differenze tra la situazione descritta del Phamplet keynesiano e quella attuale:

  1. Gli Stati moderni hanno un debito pubblico molto più elevato di quello che Keynes prese in considerazione e che egli stesso poteva immaginare o prevedere;
  2. L’economia globale ha raggiunto un alto livello di finanziarizzazione e le forme di finanziamento alle quali gli Stati moderni possono accedere oggigiorno sono molto maggiori rispetto a quelle degli anni 40 all’interno dei quali scriveva Keynes.

Nonostante queste due profonde differenze è lecito ritenere che le soluzioni proposte da Keynes possono essere ritenute ancora oggi estremamente valide e se non altro potrebbero essere quantomeno considerate un’ottima base sulla quale poggiare un vero e proprio piano di ripartenza.

I problemi che lo Stato deve fronteggiare durante una pandemia

A seguito della pandemia i problemi fondamentali degli stati maggiormente colpiti, tra i quali rientra a pieno titolo l’Italia, sono:

  • Trovare le risorse economiche necessarie per combattere il virus;
  • Sostenere il consumo e la domanda interna;
  • Stimolare l’attività produttiva;
  • Limitare l’inflazione.

Con riferimento al contesto italiano i primi tre punti sono stati e sono tutt’ora i temi fondamentali attorno ai quali ruota l’azione del Governo mentre la lotta all’inflazione è uno specifico compito della BCE e di conseguenza l’intervento dello Stato in tal senso è stato minimo, al contrario, Nazioni con una propria moneta (Gran Bretagna, USA) hanno necessariamente dovuto risolvere anche quest’ultimo problema.

Formula magica keynesiana

Di fronte allo scenario sopra descritto quali sono allora le proposte dell’economista britannico?

Cosa fare durante il conflitto o durante la pandemia:

  1. Innanzitutto, Keynes afferma che in uno scenario bellico/pandemico i salari non tengono il passo dell’inflazione e tendono a ridursi il che significa essenzialmente che i redditi degli operai passano nelle mani della classe capitalistica che in quanto obbligazionista tende ad arricchirsi grazie agli interessi sui prestiti. Keynes sostiene allora la necessità di prendere i soldi direttamente dai lavoratori costringendoli a prestare soldi al governo mentre la guerra/pandemia è ancora in corso e le spese private sono minime. In questo modo il governo poteva finanziarsi attraverso indebitamento interno, garantito dalla ricchezza privata della nazione, e successivamente avrebbe rimborsato i prestiti dei lavoratori con un’imposta sostanziale sul reddito.

Cosa fare superato il conflitto o la pandemia:

  1. Elargizione di contributi in denaro destinati soprattutto alle fasce più deboli della popolazione. In questa direzione si sono mossi numerosi governi, anche quello Italiano attraverso bonus legati al reddito o all’occupazione (es: bonus Partite IVA). In molti Stati si è arrivati anche alla teorizzazione dell’Helicopter money, ma l’idea non è mai stata effettivamente realizzata.
  2. Distribuzione di beni di prima necessità. Anche in questo senso moltissimi Stati hanno agito immediatamente attraverso la distribuzione di derrate alimentari e la gestione centralizzata dei presidi medici e farmacologici. In Italia oltre alla distribuzione di pacchi contenenti il cibo necessario alla sopravvivenza lo Stato si è impegnato in prima linea nella gestione e distribuzione di mascherine e respiratori medici nel tentativo di evitare la creazione di un mercato nero parallelo e calmierando i prezzi di tali beni.
  3. Tassazione progressiva del reddito. Al contrario da quanto sostenuto da alcune forze poltiche recentemente, la strada da percorrere secondo Keynes sarebbe quella della tassazione progressiva e non della Flat tax, che permetterebbe secondo l’economista britannico sia di finanziare lo Stato che la ripresa economica ed occupazionale.

Conclusione e Riflessioni

Ciò che appare evidente dalla rilettura in chiave moderna del phamplet keynesiano, non è tanto la praticità e la reale efficacia delle sue idee, quanto invece, la necessità di un intervento pubblico forte e duraturo. Così come espresso nella “Teoria generale”, nei momenti di crisi del mercato, reale o finanziario, è lo Stato che deve intervenire per poi ritrarsi nel momento in cui la crisi è passata. Anche in questo caso è evidente che le pratiche liberiste debbano essere messe da parte, non per sempre, ma per il momento, almeno fino a quanto non saranno salvaguardati tutti gli interessi più importanti della liberalizzazione dei mercati.

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