patto generazionale (22)

Quello che non tutti sanno del lavoro

Articolo scritto da Francesca Pellegrini, studentessa all’università di Pisa.

“Lavoro” parola oggi molto chiacchierata. Tema che quotidianamente viene affrontato da politici, riportato in prima pagina dai mass media e su cui si fonda il nostro paese. 

Infatti, l’Art.1, c.1 Cost. cita:“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. 

Ma cosa vuol dire? Perché i nostri costituenti hanno fondato la nostra nazione sul lavoro? 

Intenzioni dei costituenti

Dopo l’essersi proclamata Repubblica, l’Italia vedeva schierate in campo tre forze politiche: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito d’Azione.

Insieme queste avevano il compito storico di redigere la Costituzione. 

E la scrissero, facendo vari compromessi. Il più nobile tra quest’ultimi è riassunto dal sopra citato art.1. 

La Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi, voleva come primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla religione cristiana”. 

A differenza il Partito Socialista, guidato da Karl Marx, proponeva: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sui lavoratori”.

Due visioni completamente diverse. 

Al riguardo ci furono varie sedute, incontri e discussioni e si arrivò a quello che oggi è il primo articolo.

Significato profondo del lavoro

Italia e Germania, paesi vinti della II° Guerra Mondiale, fondarono le proprie Costituzioni, se pur in modo differente, sulla dignità dell’uomo. 

Dignità che era stata calpestata durante il periodo bellico.

Il lavoro, infatti, visto come fondamento, s’identifica come momento di massima espressione della dignità dell’individuo.

Soltanto chi lavora o studia può concorrere al progresso democratico della Repubblica.

E quindi il contributo di ognuno di noi è importante. Questo proprio perché, noi popolo, siamo elemento costitutivo dello stato e quindi non possiamo rimanere indifferenti, anche nel rispetto della dignità che in passato è stata tolta. 

Costituzione e politica del XXI secolo 

Nel ’47 i costituenti riuscirono a trovare vari compromessi per la stesura della Carta Costituzionale. Il più nobile tra questi compromessi è presentato nell’atrio costituzionale, proprio dal primo articolo. Atrio costituzionale che ci accoglie, che è l’ingresso della Costituzione, e che racchiude i primi 12 articoli. Articoli che hanno come destinatario il legislatore.

E nel 2020, mi viene da chiedermi: “perché i nostri attuali politici non riescono ad avere un dialogo che non porti a insulti o accuse non fondate?”

Insomma la Costituzione è stata scritta in un periodo storico delicato per l’Italia.

Dopo il referendum del giugno del ’46, la Costituzione entrò in vigore il 1° Gennaio 1948 e tutt’oggi è vigente. Capostipite per eccellenza del nostro ordinamento. 

Giustissimo affrontare nella nostra quotidianità il diritto al lavoro, con tutta quella che è la determinante comunitaria europea, giustissimo che gli economisti affrontino ad esempio il problema della disoccupazione. Ma, da futura giurista, credo sia importante ricordarci anche di quello che è stata la nostra storia passata. Storia in questo ambito trattata da un profilo prettamente giuridico, in ambito costituzionale. 

Costituzione definita presbite che vede bene in lontananza, che si orienta verso il futuro, che tratta di ogni nostro singolo comportamento. Forse oggi si da per scontata, forse non è più chic come una volta, e forse vengono omessi piccoli dettagli, nascosti che però è bene far sapere. Perché il non sapere non crea problemi non crea dubbi, non crea eventuali discussioni. Ed è proprio per questo che umilmente tutti i giorni mi dico e, se mi permettete, vi consiglio informiamoci. Informiamoci perché come si suol dire dalle mie parti: “non è tutto oro quel che luccica”. Non è sempre vero quello che viene detto al telegiornale o da un politico preso singolarmente. Informiamoci, perché il futuro siamo noi, il futuro del nostro paese è nelle nostre mani, forse proprio noi che scriviamo e leggiamo gli articoli sul blog del patto generazionale.

Lascia un commento