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La Teoria del Cigno Nero in Economia e perché il Covid-19 non è uno di questi

Articolo scritto da Pio Di Leonardo, studente di Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Un Cigno Nero è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, con un impatto enorme e, soprattutto, imprevedibile. È estremamente raro e può portare a gravi conseguenze, specialmente in campo economico-finanziario. Ed ultimamente si parla di un nuovo Cigno Verde, ancora più pericoloso!

Il cigno nero è un uccello acquatico scoperto in Australia verso la fine del Seicento dall’esploratore olandese Willem de Vlamingh, che deve il nome al caratteristico colore del suo piumaggio. All’epoca si riteneva che i cigni potessero essere solo bianchi. La sua particolare rarità lo ha reso il protagonista ideale di una famosa metafora. Già molti secoli prima che si scoprisse la reale esistenza di questo uccello, il poeta latino Giovenale lo citava nella sua Satira V in una similitudine: «ara avis in terris nigroque simillima cygno» che tradotto significa «uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero», alludendo alla rarità della fedeltà coniugale e indicando la nobile matrona romana Lucrezia e Penelope, moglie di Ulisse, come esempi positivi. Infatti, fino alla scoperta di Willem de Vlamingh, l’espressione era utilizzata per raccontare qualcosa di impossibile e inesistente ma tale evento scombussolò le carte in tavola. Sempre più spesso, infatti, con l’espressione “Cigno Nero” si intende un evento raro, imprevedibile e inaspettato, che può essere sia positivo che negativo.

La recente diffusione dell’espressione si deve al filosofo e matematico libanese, nonché trader a Wall Street, Nassim Nicholas Taleb, che nel 2007 ha pubblicato “Il Cigno Nero – Come l’improbabile governa la nostra vita”, un saggio dove spiega come la Storia sia segnata da avvenimenti sorprendenti, a cui si danno spiegazioni che spesso si dimostrano inefficaci. Secondo Taleb, un Cigno Nero infatti non può essere mai previsto, immaginato o classificato e quando arriva, spesso non viene neppure riconosciuto per quello che è, ma può avere effetti molto rilevanti. Lo stesso Taleb scrive: «In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile». Sì, perché a posteriori, la maggior parte dei cosiddetti Cigni Neri viene giudicata come prevedibile.

Si tratta, dunque, di un insieme di eventi improbabili, che però possono avvenire, e che rendono nervosi i mercati finanziari, causando gravi problemi economici ai Paesi, alle banche e alle imprese. I Cigni Neri possono causare danni catastrofici a un’economia e, poiché non possono essere previsti, possono essere preparati solo costruendo sistemi robusti di difesa.

I Cigni Neri più importanti nella storia finanziaria

Basandosi sulla Teoria del Cigno Nero, il giornalista canadese ed esperto di Finanza Faisal Khan, ha ripercorso la storia finanziaria degli ultimi venti anni, evidenziando nove eventi riconducibili alla fattispecie:

  • la Crisi Finanziaria Asiatica nel 1997, scoppiata al termine dello sviluppo economico delle cosiddette Tigri Asiatiche (Corea del Sud, Thailandia, Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine) e che produsse perdite per oltre il 70% nel valore delle monete e dei mercati azionari di quei Paesi;
  • la Bolla di Internet del 2000, quando gli analisti finanziari furono catturati dagli entusiasmi dell’avvento di Internet e gli investitori credettero in un mercato che alla fine esplose;
  • gli attentati dell’11 settembre 2001 che provocarono la paura di prendere un aereo e la chiusura dei mercati americani, per evitare il caos e il panico da vendite, i quali riaprirono soltanto il 17 settembre, dopo la più lunga chiusura dal 1933, con un crollo del 30%;
  • la crisi economica mondiale in seguito al fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008, causata dallo scoppio della bolla dei mutui sub-prime, che sosteneva un mercato fuori controllo dei prestiti per l’acquisto di abitazioni;
  • la Crisi del Debito Sovrano Europeo scaturita tra l’estate e l’autunno del 2011, a seguito del tracollo finanziario americano del 2008, che provocò gravi effetti soprattutto ai sistemi bancari di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna;
  • il disastro nucleare di Fukushima del 2011, in seguito al violento terremoto di magnitudo 8,9 e al conseguente tsunami che colpì la costa nord-orientale del Giappone provocando 28.000 morti;
  • la Crisi Petrolifera del 2014 dopo che, in seguito al rallentamento dell’economia cinese, l’eccesso di offerta di petrolio e il crollo della domanda di beni hanno portato al dimezzamento del prezzo del barile da 110 dollari a 50;
  • il Lunedì Nero Cinese del 2015 quando la Borsa di Shanghai crollò dell’8,5% sulla notizia del rallentamento dell’economia cinese;
  • il Referendum sulla Brexit del 2016, con i mercati finanziari in caduta libera di fronte a tale evento, e con la sterlina e l’euro entrambi indeboliti

Altri studiosi considerano Cigni Neri anche lo scoppio della bolla dei tulipani nel 1600 in Olanda, la Grande Depressione del 1929, il terremoto del 1999 a Taiwan e la conseguente crisi del mercato dei personal computers o l’uragano Katrina del 2005 e la crisi del settore energetico che ne derivò.

Covid-19 e Cigni Neri: ecco perché non è uno di essi

Ma la recente pandemia da coronavirus può essere considerata un Cigno Nero? No, ed è lo stesso Nassim Nicholas Taleb a rispondere: «Manca una connotazione essenziale» spiega, «cioè l’imprevedibilità. È valido per la malattia in sé perché erano anni che la comunità scientifica avvertiva che prima o poi sarebbe scoppiata un’epidemia globale. Già ai tempi di Ebola si temette una cosa del genere. Ma poi non si diffuse perché si era sviluppato in un posto non troppo collegato col resto del mondo. Ora invece l’epicentro è stato nel Paese interconnesso per antonomasia, la Cina, ed il più in espansione del mondo. Ma non lo è, un Cigno Nero, neanche per il crollo dei mercati. Anche questo evento era nell’ordine delle cose. E doveva essere una correzione vistosa, perché i prezzi erano troppo gonfiati, sia in USA che in Europa. Un po’ di “drenaggio” non farà che bene. Di momenti del genere ce ne sono stati tanti, anche senza epidemie». Anche secondo il parere del Professor Carlo Cottarelli, le epidemie hanno un forte effetto nell’immediato ma lasciano meno strascichi rispetto ad altre problematiche e, una volta terminati i suoi effetti, c’è solitamente una ripresa economica abbastanza rapida. Ragion per cui il Covid-19 non può considerarsi un Cigno Nero.

Cigni Neri e Banche Sistemiche Mondiali

Ben diverso è, invece, il caso dei Cigni Neri che riguardano le Banche Sistemiche Mondiali. Ma andiamo per ordine. L’acronimo SIFI sta per “Sistemically Important Financial Institutions”, e si tratta cioè delle istituzioni finanziarie sistemiche più importanti al mondo. Complessivamente gli istituti finanziari sistemici, ovvero “Too Big To Fail”, sono trentanove. Per banche sistemiche si intendono, infatti, quegli istituti troppo grandi per fallire, così definite in quanto un loro eventuale collasso avrebbe ripercussioni a livello mondiale, così come è stato il caso di Lehman Brothers, il cui crack ha dato il via alla crisi del 2008.  Per quanto riguarda il nostro Paese, la Banca d’Italia ha identificato, per il 2019, i gruppi bancari UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco BPM come istituzioni a rilevanza sistemica nazionale (Other Systemically Important Institutions, O-SII) autorizzate in Italia. Rispetto allo scorso anno, il gruppo Monte dei Paschi di Siena non è più identificato come O-SII. UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco BPM dovranno quindi mantenere, a regime, una riserva di capitale per le O-SII pari, rispettivamente, a 1.00, 0.75 e 0.25 % delle proprie esposizioni complessive ponderate per il rischio. Sempre la Banca d’Italia ha, inoltre, identificato il gruppo bancario UniCredit come istituzione a rilevanza sistemica globale (Global Systemically Important Institution, G-SII) autorizzata in Italia.

Nel mondo però, quasi la metà di queste Banche Sistemiche, ha visto le quotazioni scivolare nel Mercato Orso, un mercato caratterizzato dalla diminuzione dei corsi azionari che si prolunga per un periodo relativamente ampio e contraddistinto da aspettative pessimistiche. Si tratta di Deutsche Bank, Nordea, ICBC, Crédit Agricole, ING, Santander, Société Générale, BNP Paribas, UBS, Agricultural Bank of China, AXA, Mitsubishi UFJ Financial Group, Bank of China, Credit Suisse e Prudential Financial e, appunto, Unicredit. Ian Harnett, responsabile strategist degli investimenti per Absolute Strategy Research, ha lanciato a proposito il primo allarme “Cigno Nero” dal 2009, in base a quanto riporta il Financial Times nel 2018. Harnett spiega che il fatto che quasi la metà degli istituti globali SIFI sia finita nel Mercato Orso, rappresenta un problema che i banchieri centrali dovranno prima o poi affrontare, costringendosi a rinunciare a adottare ulteriori manovre di politica monetaria restrittiva.

Le insidie del climate change: il Cigno Verde

Ma non finisce qui, perché a spaventare la finanza mondiale ora è comparso anche il cosiddetto “Cigno Verde”, considerato ancora più pericoloso di quello Nero! Il Word Economic Forum di Davos ha diffuso il consueto Global Risks Report, uno studio basato su un’indagine effettuata tra analisti e top manager circa i maggiori rischi che si stanno correndo attualmente, sia in termini di portata che di probabilità di accadimento. Rispetto all’anno scorso, dallo studio è emerso un aumento dell’apprensione e della sfiducia per il fallimento degli accordi sul clima, per l’impatto dei recenti e sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi e per un ecosistema sempre più a rischio. Contestualmente la Banca dei Regolamenti Internazionali ha lanciato l’allarme coniando il termine “Cigno Verde” per indicare i rischi provenienti dal climate change in relazione alla stabilità finanziaria mondiale. Stando a questo studio i Cigni Verdi sarebbero provocati dai violenti cambiamenti climatici in corso. Proprio in virtù del fatto di essere legato a disastri naturali che prima o poi si concretizzeranno, un Cigno Verde avrebbe effetti più devastanti di uno Nero, poiché provocherebbe un effetto a catena devastante per l’intera umanità e per il sistema economico-finanziario. Il primo a lanciare l’allarme è stato Mark Carney, governatore uscente della Banca d’Inghilterra che, nel settembre del 2015, tenne il discorso “Tragedy of the Horizon”, ma fu criticato duramente dalla City per l’eccessivo allarmismo. Tuttavia, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, ad oggi gli assicuratori australiani hanno infatti già ricevuto 10.550 richieste di risarcimento per gli incendi boschivi, con perdite assicurative stimate di circa 650 milioni di dollari. E la lista è destinata ad allungarsi. Per tale motivo la BCE ha annunciato che considererà il rischio climatico nelle regole su prestiti e acquisto titoli e, qualora iniziassero ad accadere fenomeni naturali estremi, le banche centrali dovrebbero fungere da prestatori di ultima istanza a presidio del clima.

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