patto generazionale definitivo

La cassetta degli attrezzi UE: Mes, Sure, Bei, Next Generation EU

Nella riunione del Consiglio europeo del 23 aprile scorso, i 27 Capi di Stato e di Governo dell’Unione hanno raggiunto l’accordo sul pacchetto di misure da mettere in campo per sostenere la ripresa economica post lockdown dell’Eurozona.

La cassetta degli attrezzi prevede, tra gli altri, quattro strumenti principali, in grado di mobilitare complessivamente circa 1.300 miliardi di euro.

Accanto a questi, la Bce sta già finanziando i Paesi più colpiti dall’epidemia da Covid-19, attraverso il Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme), ossia il programma di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario (Quantitative Easing).

Ma analizziamo la cassetta degli attrezzi dell’Ue.

  1. Il Meccanismo europeo di Stabilità (Mes, o fondo salva-Stati)

Il tanto discusso Mes è uno degli strumenti più rodati nell’ambito del sostegno finanziario a paesi in crisi. Pensato per shock asimmetrici (rischio default di uno o alcuni Paesi), il Mes cambia look e si presenta in una nuova versione per affrontare una crisi che incombe su tutta l’Eurozona. Il fondo salva-Stati concederà linee di credito precauzionali (ECCL), per un importo potenziale di 240 miliardi di euro, da distribuire ai Paesi che ne facciano richiesta, per un importo massimo pari al 2% del Pil.

I paesi europei potranno chiedere prestiti a lunga scadenza al Mes, a tassi più bassi di quelli di mercato. L’unica condizionalità imposta dal Mes consiste nel vincolo di destinazione delle risorse ricevute alle spese, dirette e indirette, legate alla gestione della crisi sanitaria. Il “Mes sanitario” potrà essere attivato entro il 31 dicembre 2022.

L’Italia potrebbe ottenere un importo massimo di circa 36-37 miliardi di euro.

Sui prestiti a 7 anni i tassi di interesse sarebbero negativi (-0,07%), mentre sui prestiti decennali i tassi sarebbero intorno allo 0,08%.

2. La Banca Europea per gli Investimenti (Bei)

La Bei è la banca che si indebita sul mercato finanziario per erogare prestiti a condizioni favorevoli, finalizzati al finanziamento di progetti a sostegno dello sviluppo economico.

La Bei si finanzierà per 200 miliardi di euro, grazie all’attivazione di un fondo di garanzia da parte dei suoi azionisti (ovvero gli Stati Membri Ue) di 25 miliardi, assicurato da almeno il 60% del capitale della Bei. La Bei potrà, poi, utilizzare tali risorse per erogare prestiti agevolati a PMI ed enti locali.

3. SURE: State supported short time work

Lo Sure è un fondo che dovrebbe raccogliere fino a 100 miliardi di euro sul mercato attraverso un sistema di garanzie volontario da parte dei Paesi Membri, che dovrebbero assicurare fino a 25 miliardi. Queste risorse verranno destinate al finanziamento della cassa integrazione, per evitare un crollo dell’occupazione e per permettere alle aziende di sopravvivere in una fase in cui saranno inevitabili il crollo della domanda e dei consumi.

L’Italia potrebbe ottenere fino a 20 miliardi per finanziare la cassa integrazione.

4. Il Next Generation EU

Le trattative nel Consiglio dei 27 appaiono convergere verso il raggiungimento di una sintesi, tra gli interessi contrapposti dei Paesi rigoristi del Nord e dei Paesi del Sud, nella costituzione di un Recovery fund. Il 27 maggio la Presidente della Commissione europea Ursula von der Layen ha presentato al Parlamento europeo la proposta di un fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro, con il nome di Next Generation Eu.

La Commissione utilizzerebbe il suo elevato rating creditizio per prendere a prestito le risorse da destinare al fondo, attraverso l’emissione e il collocamento di bond europei sui mercati finanziari.

Le risorse verrebbero poi erogate dalla Commissione ai Paesi membri, per 500 miliardi a fondo perduto e per 250 miliardi come prestiti a tassi agevolati.

In merito alla raccolta e al rimborso delle risorse, la proposta prevede l’espansione del bilancio Ue 2021-2027 dall’attuale 1% del Pil dell’Unione al 2%, attraverso contributi da parte degli Stati membri. L’operazione di rimborso impegnerebbe i futuri bilanci settennali comunitari, intercorrenti tra il 2028 e il 2058.

Il piano della Commissione richiama alcune delle proposte promosse dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron per realizzare il Recovery fund e costruire un vero bilancio fiscale comunitario: dal Green New Deal all’introduzione della digital tax e di una tassazione sulla plastica non riciclata.

Il Next Generation Eu si fonda su tre pilastri.

Il primo pilastro prevede il sostegno agli Stati membri nella gestione della crisi incoraggiando investimenti e riforme: 560 miliardi (310 a fondo perduto e 250 in prestiti) da destinare a investimenti green e digitalizzazione; 55 miliardi destinati a enti locali, ospedali e PMI; 40 miliardi da destinare al Fondo europeo per la transizione climatica; 15 miliardi riservati al Fondo per l’agricoltura.

Il secondo pilastro consiste negli incentivi all’investimento privato tramite finanziamenti della Bei. Il budget prevede 15,3 miliardi di euro per InvestEU; un nuovo dispositivo per gli investimenti strategici dotato di 15 miliardi; 31 miliardi di euro garantiti dal bilancio Ue alla Bei al fine di mobilitare capitali privati.

Il terzo pilastro riguarda il potenziamento dei sistemi sanitari e il finanziamento alla ricerca al fine di rendere l’Unione più preparata ad affrontare nuove crisi sanitarie, con budget di 12,5 miliardi.

Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse del Next Generation Eu, l’Italia potrebbe essere il maggior beneficiario con una quota pari a circa 173 miliardi, di cui circa 81 erogati a fondo perduto e 90 ad un tasso molto basso.

Seguirebbe la Spagna, con 77 miliardi di aiuti e 63 di prestiti.

La proposta dovrà essere condivisa e approvata all’unanimità dal Consiglio europeo per poter essere resa operativa.

Non mancano, tuttavia, i nodi critici da sciogliere.

L’entità del fondo dipenderà essenzialmente da due fattori: il compromesso che verrà raggiunto sul nuovo bilancio Ue 2021/2027 ela possibilità di utilizzare il fondo come garanzia per emettere titoli di stato da collocare sul mercato per raccogliere risorse finanziarie. Il secondo punto critico riguarda la modalità di utilizzo del fondo.

Francia, Italia, Spagna e Portogallo propongono di impiegare il fondo per emettere bonds europei perpetui (titoli di debito che prevedono solo il rimborso degli interessi a tassi poco più alti rispetto a quelli di mercato, mentre il capitale non viene restituito ed è detto irredimibile) e premono per ottenere dalle trattative maggiori quote di finanziamenti a fondo perduto (senza obbligo di restituzione del prestito).

Di contro, Olanda, Austria, Danimarca e Svezia sostengono, invece, che il fondo debba erogare esclusivamente prestiti a tassi agevolati a quei Paesi che registreranno un aumento significativo del rapporto debito/Pil, o comunque che presenteranno una situazione finanziaria più a rischio.

In altre parole, l’Ue è divisa tra quei Paesi che vorrebbero condividere il costo del debito e quelli che invece sostengono il ricorso a prestiti mirati ai Paesi che ne abbiano necessità.

La mutualizzazione dei debiti pubblici esistenti (che verrebbe prevista nel caso degli Euro-bonds tout court) è stata esclusa dall’accordo del Consiglio europeo.

Le risorse finanziarie liberate potranno essere solo destinate a finanziare investimenti e spese futuri. Questa strada sembra essere un equo compromesso tra le istanze dei paesi del sud, tra cui l’Italia in prima fila, che invocavano gli Euro-bonds e le resistenze dei paesi “frugali”, avversi ad ogni forma di condivisione dei costi di indebitamento.

Infine, circa le tempistiche, si prevede che il Next Generation Eu possa essere operativo a partire dal 2021, a causa della complessità (dunque, lentezza) delle trattative in seno al Consiglio europeo.

In sintesi, il Recovery fund è ancora tutto da definire, ma nelle ultime settimane ci sono stati importanti passi in avanti, dall’accordo Merkel-Macron all’ambiziosa proposta della von der Layen.

Tuttavia, l’Ue ha già messo a disposizione dei Paesi membri il primo pacchetto di aiuti da 540 miliardi complessivi tra Mes, Bei e Sure.

Articolo di Simone del Rosso

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