patto generazionale (47)

I vaccini e il costo delle scelte individuali

-Articolo scritto da Lorenzo Rossi, studente di economia, Università degli Studi di Padova

 Il 27 dicembre è iniziata in Europa la somministrazione dei vaccini contro il Coronavirus. Tra le numerose questioni su cui si è dibattuto, vi è un quesito importante che molti si sono posti: com’è possibile raggiungere un numero di vaccinazioni adeguato in modo da ridurre notevolmente il rischio epidemico?

L’argomento è molto più complesso di quanto appare ma, affidandoci alla teoria economica, possiamo trovare strategie interessanti che vedono al centro il rapporto tra operatore pubblico e scelte individuali.

I VACCINI E LE LORO ESTERNALITÀ

Innanzitutto dobbiamo definire i vaccini dal punto di vista economico: essi, come molti beni e servizi sanitari, sono definiti ’mixed goods’’, poiché condividono alcune caratteristiche con i beni privati (sono ‘’escludibili’’ in quanto solo la persona vaccinata gode direttamente del beneficio dell’immunità) e altre con i beni pubblici, poiché producono esternalità positive. [1] In generale un’esternalità è definita come l’effetto che l’attività di una persona o impresa esercita sul benessere di un’altra, che non è né il consumatore né il produttore. Tale effetto non si riflette nei prezzi pagati o ricevuti (come accade nelle economie di mercato) e questo è causa di inefficienze che spesso si traducono in market failures, situazioni in cui non si realizza un’allocazione efficiente delle risorse disponibili.

 L’esternalità è positiva quando i benefici sociali derivanti dal consumo o dalla produzione del bene sono più elevati dei benefici privati, mentre è negativa quando i costi sociali eccedono i costi sopportati privatamente (parliamo sempre di costi e benefici marginali). Nel mondo della sanità troviamo diversi esempi di attività che producono esternalità negative: spesso sono legate a comportamenti e stili di vita poco sani, come nel caso dei fumatori, i cui effetti a livello aggregato aumentano i costi della sanità pubblica, che non può usufruire del denaro per altri scopi.[2] Al contrario, se torniamo all’esempio dei vaccini, le esternalità positive sono associate alla produzione di effetti benefici non solo verso la persona vaccinata, ma anche verso terze parti, in quanto riducono il rischio di contagio nella popolazione. In assenza di un adeguato intervento governativo, tuttavia, è possibile dimostrare come il mercato non sia efficiente nella fornitura di tali beni. Questo si spiega analizzando il comportamento degli agenti economici. Quando le persone decidono se vaccinarsi o meno esse confrontano il beneficio privato, derivante dalla vaccinazione, con i costi che questi dovrebbero sostenere per procurarsi una dose. Molte di queste potrebbero scegliere di non vaccinarsi semplicemente per convenienza, non potendo appropriarsi interamente dei benefici legati alla società (ovvero le esternalità positive connesse alla riduzione del rischio di contagio) ed essendo i costi troppo elevati.[3] (Figura 1)

Figura 1: scelta del consumatore ed esternalità

Per le ragioni analizzate, le scelte degli individui possono determinare un livello di vaccinazione inferiore a quello socialmente ottimale, impedendo di ottenere gli effetti benefici desiderati sulla popolazione. A causa di questi comportamenti, si rischia di allontanarsi rapidamente da quella che gli esperti hanno definito ‘’herd immunity’’ (la cosiddetta immunità di gregge): condizione che si raggiunge all’interno di una comunità quando la maggior parte degli individui si vaccina, andando a tutelare anche coloro che non possono farlo, magari per problemi di salute. [4]

LA SFIDA DELL’OPERATORE PUBBLICO

Per porre rimedio a tali situazioni, lo stato è chiamato ad intervenire, avendo a disposizione diversi strumenti. Esso potrebbe offrire incentivi appropriati come i sussidi (degli aiuti in denaro) affinché gli agenti economici trovino privatamente conveniente consumare una quantità maggiore di vaccini, più vicina al livello socialmente efficiente (tassa Pigouvina). Tale intervento può funzionare a livello teorico, ma richiederebbe allo stato di conoscere in modo preciso le informazioni relative ai benefici e ai costi privati associati a ciascun individuo. La soluzione più semplice, pertanto, è fornire direttamente il bene alla quantità ottimale, nel nostro caso somministrando le dosi di vaccino gratuitamente, in modo da pervenire all’allocazione socialmente ottimale, senza che gli individui sopportino alcun costo.

In un mondo di individui razionali questa sarebbe certamente un piano efficacie per risolvere i problemi sopracitati e, in taluni casi, si rivela la strategia vincente. Spesso però si è dimostrato come gli agenti economici non si comportino come le teorie di Smith e la scuola economica classica si auspicavano. Questo è evidente considerando l’elevato numero di persone che si dichiara contraria alla vaccinazione. Il dato è allarmante se osserviamo che l’Università Cattolica ha stimato che 4 italiani su 10 si rivelano poco propensi a vaccinarsi. [5] (Figura 2)

Figura 2: italiani e vaccinazioni

Lo stato, per risolvere questa situazione, deve ricorrere a ulteriori misure che gli consentano di provvedere alle scelte irrazionali degli individui, chiaramente alimentando anche la spesa pubblica. Una tra le soluzioni più efficaci è investire in ‘’primary prevention’’ (prevenzione primaria), che racchiude tutti quegli interventi in ambito sanitario eseguiti prima che la patologia si manifesti, agendo a priori sui comportamenti individuali. Ne sono un esempio: le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza del vaccino, la promozione di stili di vita più responsabili e, in extremis, l’imposizione diretta del consumo del bene per via legislativa. Si può dimostrare come agire ex ante sia il modo più efficiente per raggiungere gli obiettivi prefissati, sia perché si limitano i costi, sia per l’elevato numero di persone che si è in grado di raggiungere. Adottare una strategia di ‘’secondary prevention’’, sviluppando nuovi trattamenti e cure, è certamente un’altra soluzione efficacie ma molto dispendiosa. [6]

Questo è, in sintesi, l’arduo compito dell’operatore pubblico che spesso non solo è costretto a sostenere i costi delle scelte di alcuni individui ma anche a contrastarne preventivamente i comportamenti dannosi, che potremmo definire a tutti gli effetti esternalità negative.


[1] Richard A. Musgrave (1957, “A Multiple Theory of Budget Determination’’), Health Care as a ‘’merit good’’

[2] https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1002021

[3]Gruber J. (2011), Public finance and public policy, Worth Publishers, Chapter 5-6, Externalities in Action: Environmental and Health Externalities

[4] https://www.humanitas.it/news/25772-immunita-gregge-cose

[5] https://www.cattolicanews.it/vaccino-anti-covid-italiani-poco-propensi

[6] MC Keown T., Oxford (1979), The Role of medicine: Dream, Mirage or Nemesis?  (Infectious diseases studies)

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