patto generazionale (40)

E-Health: Uno sguardo al futuro nel settore della medicina

-Articolo scritto da Mariantonia Amato, @unicatt

UNA VISIONE D’INSIEME

Seneca diceva: “Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla.” Mai come oggi queste parole ci sembrano attuali, le sentiamo estremamente vicine, in un tempo quello presente che è diventato per noi giovani il tempo dell’incertezza.

In merito a ciò leggevo poco tempo fa un articolo sul “Corriere della Sera” che analizzava l’insofferenza dei giovani in Italia nella impossibilità di trovare sbocchi lavorativi. Sono stata piacevolmente colpita dal fatto che l’articolo non si soffermasse su un’analisi iterativa delle difficoltà che il nostro Paese ha in termini di tasso occupazionale, piuttosto rifletteva sulla vastissima richiesta insoddisfatta di specialisti in settori molto noti e diversificati; interrogandosi come fosse possibile che in Italia solo una percentuale esigua di giovani decidesse di intraprendere un corso di studi in ambito scientifico (il 25%, un trend però in forte crescita). Dunque la riflessione è sorta spontanea: è davvero possibile a fronte di ciò fare un’analisi qualitativa e quantitativa di quelle che sono le nostre reali possibilità lavorative? È possibile prevedere quali saranno i trend futuri? Quali i lavori e le specializzazioni del domani?

LE POTENZIALIÀ DEL SETTORE SANITARIO

Il settore di cui parleremo oggi e ne sentiremo parlare domani è un settore che molte volte viene dimenticato, dato per scontato, nonostante sembri essere, apparentemente, uno degli argomenti centrali del dibattito odierno. Parliamo proprio del settore sanitario. Prima di ragionare però su quelle che sono le potenzialità di tale settore dobbiamo partire da una riflessione importante: considerare la sanità come un investimento da sostenere e non più come un costo da comprimere. Si stima infatti, secondo quanto riportato dalla BEI, che in Italia la spesa sanitaria rappresenti solo l’8,8% del PIL, ben al di sotto dell’attuale media europea del 9,9%, dove al primo posto troviamo la Svizzera, con una spesa pari al 12,4% del PIL, seguono Germania e Francia con l’11,3% e i Paesi nordici, come la Norvegia con il 10,5%. Solo una volta che avremo compreso la centralità e il valore della sanità saremo in grado di interrogarci su quanto segue: stiamo realmente utilizzando al meglio tutte le potenzialità di tale settore? Se non fosse così, come possiamo rimediare? Rispondiamo a tali domande fornendo alcune informazioni ulteriori.

Partiamo col dire che il settore sanitario non è più come lo si immaginava un paio di anni fa, non si parla più di un settore circoscritto all’ambiente della professione medica. Il principale problema infatti quando si parla di sanità è quello di rilegare l’argomento facendo riferimento solo ed esclusivamente alla struttura ospedaliera, quando in realtà la rete di rapporti e di relazioni che fanno parte oggi di questo settore sono varie e diversificate. Si parla oggi di un settore molto ampio, con un mercato di sbocco professionale ancora più ampio, che sta assistendo ad una crescita esponenziale. I settori più rilevanti partono dalla “Medtech”, l’area che raggruppa la creazione di dispositivi tecnici e tecnologici medici, che ha visto una crescita dell’utile per azione pari in media all’11% annuo negli ultimi 20 anni; la “Mobile-Health” (“sanità mobile”), termine con cui si fa riferimento all’uso della tecnologia mobile come supporto per la medicina e la salute, si pensi al “Wellbeing”, le tecnologie digitali per il benessere personale, che secondo il Global Market Insights vedrà la crescita di un mercato con un valore superiore ai 289 miliardi, con un tasso di crescita del 38% tra il 2020 e il 2025; o ancora il settore e-Health”, che raggruppa nell’ambito sanitario le aree di applicazione di tali tecnologie informatiche: dalla robotica medica, alla protesica e la diagnostica avanzata, fino all’utilizzo delle più comuni cartelle cliniche elettroniche, o ancora le meno note televisite (che spaziano dalle classiche visite di controllo alla tele-chirurgia, il teleconsulto o la tele-assistenza). L’“e-Health”, veniva definita già nel lontano 2003 dai Ministri della Salute dell’Unione europea come “l’uso delle moderne tecnologie di informazione e comunicazione al fine di andare incontro alle necessità dei pazienti, del personale sanitario, dei cittadini e dei governi”. Una descrizione più particolare dell’“e-Health” è stata fornita dal “Center for eHealth Research & Disease Management” dell’Università di Twente (Paesi Bassi), che durante “L’8a Conferenza Internazionale sulla telemedicina” ha descritto l’e-Health come una “black box”, poiché se ne parlava focalizzandosi esclusivamente sui suoi effetti e risultati, senza analizzare i reali meccanismi che vincolavano tali successi. Innovare i processi infatti significa portare a sistema modelli di cura più efficaci e sostenibili, dove la tecnologia è un utile strumento, abilitante ma complementare. È importante capire che non si tratta di sviluppare nuovissime soluzioni, piuttosto di utilizzare al meglio quelle già esistenti, di cui è stata provata l’efficacia, adattandole a contesti locali per ottenere beneficio dalla loro sinergia. Prendendo l’esempio della telemedicina, essa è stata e continua ad essere di grandissima utilità nell’attuale periodo Covid, dove effettuare una visita a distanza (si pensi alle visite di controllo periodiche) vuol dire porre in sicurezza il medico, il personale medico e i pazienti. Essa infatti non deve essere vista come specialità medica separata, ma come uno strumento che può essere utilizzato per estendere la pratica tradizionale e ottimizzare il fine ultimo del sistema sanitario: la salute.

Dunque l’obiettivo finale è quello di porre al centro il paziente, che diventa secondo una visione “figlia” di Protagora, unico protagonista indiscusso del processo di cura, dando vita ad una medicina di specializzazione e precisione, che consente non solo di ottenere output positivi in termini di salute ed efficienza da una parte e di riduzione dei costi della spesa sanitaria dall’altra, ma genera per di più una visione strategica del settore sanitario: dove al centro vi è il paziente e il suo coinvolgimento attivo lungo tutto il percorso terapeutico, al quale si legano una moltitudine di aree professionali, dall’ambito prettamente sanitario (medicina, chirurgia, professioni sanitarie) a quello ingegneristico (ingegneria biomedica, chimica, gestionale), informatico, o le aree della fisica e farmaceutica o ancora percorsi di studio in management sanitario come l’economia della gestione dei servizi. Secondo il CENSIS infatti solo in Italia le attività riconducibili al settore sanitario e più in particolare al benessere della persona hanno raggiunto un valore complessivo di 290 miliardi di euro, pari al 9,4% della produzione complessiva nazionale, impiegando 3,8 miliardi di lavoratori (il 16,5% degli occupati del Paese).

E a quelle che sono le possibilità lavorative future si aggiungono anche, come abbiamo detto, altri outcome positivi. È stato dimostrato infatti che un uso appropriato della tecnologia possa migliorare sensibilmente i relativi processi di cura (è il caso dello scompenso cardiaco, dove le “meta-analisi” hanno mostrato riduzioni significative della mortalità tra il 15% e il 55%, dei ricoveri per insufficienza cardiaca del 50%, dei giorni di degenza tra il 26% e il 48%; o nel caso della broncopneumopatia,  dove sono state riscontrate oltre ad un miglioramento delle qualità della vita, riduzioni del 35% dei ricoveri). Ovviamente non stiamo discutendo su un argomento sconosciuto, basti pensare che già nel 2005 la 58ª Assemblea mondiale della sanità aveva ufficialmente riconosciuto il potenziale di tali dispositivi come mezzo per rafforzare i sistemi sanitari e migliorare la qualità, la sicurezza e la possibilità di accesso alle cure.

CRITICITÀ

Ovviamente un settore che ha molte risorse è anche un settore che presenta grandi criticità. Da sempre il binomio privacy-sanità è stato per molti considerato una vera e propria dicotomia, infatti una questione fondamentale da tenere in conto quando si parla di implementazione delle tecnologia nella sanità è la registrazione o l’archiviazione di una quantità cospicua di dati sensibili (dati personali e sanitari), per i quali deve essere garantita la corretta sicurezza. Oggi a regolamentare il trattamento dei dati personali in ambito sanitario è ancora valida la direttiva 95/46/CE abrogata dal Parlamento e dal Consiglio europeo nel 2016, anche nota come GDPR (General Data Protection Regulation), entrata in vigore il 25 maggio 2018, che pone in primo piano i punti relativi al consenso esplicito, l’informazione sull’utilizzo, la correttezza, la riservatezza e la responsabilità relative al trattamento dei dati. Inoltre, ricordiamo come proprio la stessa direttiva, nell’ambito dei dati sanitari, presentava già alcune deroghe, antecedenti all’art. 14 del Decreto legge n.14/2020, che consentivano di poter conferire l’autorizzazione al trattamento dei dati personali in modo semplificato in casi specifici, come motivi di interesse pubblico rilevante inerenti alla sanità. Il discorso relativo alla gestione e alla sicurezza dei dati è sicuramente una delle più grandi sfide da cui partire, ma non si può negare che in questo caso anche le criticità rappresentino un nuovo e florido settore. Ogni dato trasmesso ha un’importanza fondamentale e una corretta analisi e gestione della quantità vastissima di Big Data relativi alla sanità potrebbero porre le basi per una riorganizzazione totale dei processi sanitari e una vera e propria innovazione tecnologica, le conseguenze? Nuovi settori, nuove opportunità!

COMPETENZE, UNIONE E CAMBIAMENTO

Dunque la verità è che se vogliamo risultati e cambiamento dobbiamo iniziare noi a progettare il nostro futuro. La parola chiave è innovazione. Implementare ed unire le conoscenze del passato con quelle del presente, partire da ciò che già si faceva prima, ma farlo meglio, in maniera più rapida ed efficiente. Questo può spaventare? Certo che no! Non deve infatti incutere timore un mondo del lavoro in cui non si alienano le competenze che già si hanno, o i corsi di studio già intrapresi, ma semplicemente si implementano, si processano e si sviluppano, guardando con criticità e flessibilità a quelle che sono le opportunità dei settori che ci circondano e che pensiamo di conoscere. Qual è dunque il mio suggerimento? Sicuramente non è quello di fare una scelta piuttosto che un’altra, bensì quello di guardare con occhio critico al mondo intorno a noi, analizzare la realtà ed essere in grado di saper comprendere che grandi criticità portano grandi cambiamenti e solo chi sarà pronto a capire questo cambiamento saprà sfruttarne al meglio tutte le sue possibilità ed i suoi vantaggi. Solo così saremo in grado di comprendere che il nostro futuro sarà solo ed unicamente quello che noi saremo in grado di creare. Dove, nel nostro caso, sentiremo parlare di sanità non per le odierne tragicità ma per le sue reali potenzialità.

Bibliografia

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