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Difesa, ma quanto costi!

-Articolo di Davide Mollica, studente in Amministrazione, Finanza e Controllo

Il conflitto armato in Ucraina ha portato alla luce, nel dibattito pubblico un settore ‘’trascurato’’ negli anni, la Difesa. Quali sono i paesi che spendono di più nel settore della difesa? È importante aumentare la spesa per la difesa? Quali sono gli effetti sui bilanci pubblici di un aumento della spesa militare? A queste ed ad altre domande si cercherà di dare una risposta.

Introduzione
Attraverso l’analisi di bilanci statali, riviste di approfondimento militare, ed altre fonti, si cercherà di capire quanto gli Stati del mondo spendono in Difesa.
Ma prima bisogna dare un perimetro: quali sono le voci di spesa in campo della Difesa.
Alcune voci che troviamo nel bilancio della Difesa italiano, sono[1]:
• Redditi da lavoro dipendente: stipendi, indennità varie ed assegni fissi corrisposti al personale (compresi oneri previdenziali ed assistenziali).
• Acquisto di beni e servizi: equipaggiamento, vestiario, manutenzione, addestramento etc.
• Spese infrastrutturali per la cooperazione internazionale.
• Spese per costruzione acquisizione e ammodernamento di sistemi e apparecchiature.
• Consulenze.
• Attività di ricerca e sviluppo.

Quanto si spende nel mondo?

La spesa militare presa in considerazione per l’analisi in questione, parte per semplicità dalla fine più o meno approssimativa della Guerra Fredda: la caduta del Muro di Berlino. Il grafico proposto, del SIPRI[2], mostra sicuramente un trend in crescita di queste spese (suddivise per continente).

Esse, ovviamente corrispondono a scelte dei governi che di fronte a fatti o eventi hanno imposto determinate politiche di spesa in questo settore. L’analisi qualitativa su queste scelte non è di competenza di questo articolo.

Il seguente grafico potrebbe essere fuorviante: vari continenti hanno aumentato la loro spesa militare.
Ma il dato preso in analisi è in termini assoluti. Infatti, per un’analisi corretta di un qualsiasi fenomeno è obbligatorio (o quasi) fornirsi di un metro per misurare ‘’la bontà’’ del dato.

In termini relativi, cioè confrontando la spesa per la difesa in % del PIL mondiale, la situazione si capovolge[3]: la spesa per la difesa è diminuita nel corso dei decenni.

È importante sottolineare, che nessuno dei due grafici è errato. Essi descrivono bene lo stesso fenomeno, da punti di vista differenti. I dati presi in termini assoluti possono risultare fuorvianti per la comprensione del fenomeno se presi singolarmente. Essi rischiano di far passare un’osservazione erronea, mentre i dati presi in termini relativi, se letti correttamente danno una visione più completa e chiara.

L’analisi

Nel mondo la spesa militare in % del PIL è rimasta pressoché invariata a livello aggregato, nel periodo preso in esame.
Esse non hanno subito variazioni in termini relativi, attestandosi a circa il 2% del PIL mondiale, poco più.

Il budget in termini assoluti è variato ma ciò è da considerarsi fisiologico. Se un’economia cresce riallocherà le nuove risorse in base a determinate preferenze, il fatto che la spesa militare sia ‘’aumentata’’ in termini assoluti è sintomo di un effetto allocativo che ha destinato sempre la stessa porzione alle spese per la Difesa (al netto delle varie differenze tra paesi).

Quanto spendono la NATO e la Russia?

L’invasione da parte della Russia ai danni dell’Ucraina ha avuto effetto anche sulla spesa militare di alcuni Paesi come la Germania (ma non solo) da sempre ostile al riarmo per ovvi motivi.
Ma prima di questo orrore, com’era ripartita la spesa tra i Paesi Nato e la Russia?

Dalla fine della guerra fredda per i Paesi NATO, escludendo gli USA (essendo il maggior contributore della difesa comune) vi è stato un alleggerimento delle spese militari relative.
Tuttavia, con i fatti accaduti in Crimea del 2014 il trend si è invertito ed alla luce dei più recenti eventi, la derivata prima di questa curva assumerà valori sempre più positivi.

Confrontiamo ora le spese militari di queste due Paesi (USA e Russia). Sull’asse di dx abbiamo i valori espressi in milioni di dollari delle spese USA, mentre a sx quelle russe.

Gli USA hanno impiegato nel 2020 il 3,7% del PIL in spesa militare contro il 4,3% della Russia. Ovviamente questa distanza è dovuta anche alla grandezza della propria economia. Infatti in termini assoluti le grandezze si invertono: USA 778 miliardi e Russia 61 miliardi.[5]

La questione europea ed italiana

In Europa il Paese con la maggiore spesa è il Regno Unito che nel 2020 ha destinato alla difesa 58,48 miliardi di dollari[6] pari al 2,3% del PIL, seguito dalla Francia con 51,57 miliardi di dollari[7] che equivale al 2,1%; l’Italia, secondo l’Osservatorio MIL€X, aumenterà le proprie spese militari di un miliardo di euro circa, i numeri comunque potranno variare dato che si tratta di un bilancio previsionale per il 2022, portando la quota di spesa a circa 26 miliardi di euro[8] anche se l’obiettivo di Mario Draghi è quello di portarla, nei prossimi anni, pressoché vicino a quota 38 miliardi (vicino all’obiettivo del 2%).
Prima di questa manovra espansiva, la quota della Difesa pesava sul PIL per circa 1,4% del PIL[9].
Di seguito la ripartizione della spesa militare italiana.

Fonte: Osservatorio sulle spese militari italiane Mil€x

Il fatto di aumentare la spesa militare, a livello macroeconomico implica un aumento della spesa pubblica (G), che a parità di altri variabili, ha un effetto espansivo nel sistema economico; con la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, investimenti e nel caso di futuri aumenti di spesa, ha la possibilità di guidare le aspettative modificando gli aspetti decisionali degli attori.

Il ‘problema’ del 2%

Sembra un problema, ma non lo è.
Il fatto che molti personaggi pubblici e politici si lamentino di questo aumento per le spese militari, non trova agile conforto nei fatti.

Questo famoso ‘’target’’ di riferimento comparve per la prima volta nelle sedi internazionali nel lontano 2006 in Lettonia[10]. È importante sottolineare che non esistono, ad oggi, obblighi giuridici o trattati internazionali che obbligano il raggiungimento di questa soglia[11].

Tuttavia alla luce dei fatti in Crimea nel 2014, dopo un vertice NATO tenutosi a Newport, venne ribadita la linea del 2% come spesa da ottemperare <>.
Ovviamente solo una parte degli stati afferenti alla NATO si è adeguata, fra questi non compare ovviamente l’Italia.

Per concludere con una considerazione personale: l’aumento della spesa militare si rende necessaria alla luce degli impegni presi, ma mai rispettati dal nostro Paese e alle più recenti destabilizzazioni nel cuore dell’Europa. È importante ricordare il passato, per non commettere gli stessi errori.

Si vis pacem, para bellum.

SITOGRAFIA UTILIZZATA:
[1] Bilancio ministero della Difesa Italiano 2020: https://www.difesa.it/Amministrazionetrasparente/bilandife/Documents/bilanci_consuntivi/2020_120_2_Finanziario.pdf
[2] Stockholm International peace research institute: https://www.sipri.org/research/armament-and-disarmament/arms-and-military-expenditure/military-expenditure
[3] Osservatorio sui Conti pubblici: Le spese militari nel mondo dagli anni Settanta
https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-le-spese-militari-nel-mondo-dagli-anni-sessanta
[4]-[5] Spesa militare 2020: https://ilbolive.unipd.it/it/news/sempre-piu-soldi-difesa-militare-ecco-quali-sono#:~:text=In%20termini%20concreti%20significa%20che,e%20la%20Russia%2061%20miliardi.
[6] Spesa militare UK 2020:
https://tradingeconomics.com/united-kingdom/military-expenditure
[7] Spesa militare Francia 2020:
https://tradingeconomics.com/france/military-expenditure

[8]-[9] Spesa militare italiana:
https://www.milex.org/2021/11/19/nel-2022-spese-militari-oltre-i-25-miliardi-piu-di-82-per-nuove-armi/

https://startingfinance.com/news/spesa-militare-2020/
https://www.youtrend.it/2022/03/22/quanto-si-spende-per-la-difesa/#:~:text=L’Italia%20nel%202020%20ha,%2C3%25%20del%20Regno%20Unito.

[10] Crono-storia del parametro 2%:
https://pagellapolitica.it/articoli/nato-2-per-cento-spese-militari-storia

[11] Informativa sul summit di Newport:
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00905681.pdf

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