patto generazionale (52)

Dal “take-make-dispose model” alla “circular economy”: La transazione all’economia circolare

-Articolo scritto da Francesco Punzi, studente magistrale in Economia e legislazione d’impresa, Università Cattolica del Sacro Cuore

L’economia lineare (in inglese “take-make-dispose model”), modello di crescita economica che ha caratterizzato gli ultimi 150 anni, si definisce come un’economia industriale, di mercato, basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine della vita del prodotto.

Ciò, però, ha causato effetti ambientali dannosi come la contaminazione dei mari, il dramma dei rifiuti (nell’UE si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti), le emissioni dei gas serra responsabili del cambiamento climatico.

Il modello lineare, dunque, non è più sostenibile e per questo è stata promossa la transazione verso un’economia circolare. Questo nuovo modello di produzione e consumo implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, riducendo così al minimo i rifiuti e l’uso delle risorse.

In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti: una volta che essi hanno terminato la loro funzione, i materiali di cui sono composti vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico e così riutilizzati all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

Tra gli obiettivi del Parlamento europeo c’è quello di contrastare l’obsolescenza programmata dei prodotti, strategia propria del modello economico lineare.

Il modello economico tradizionale dipendeva dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo. Attualmente ci troviamo di fronte ad un aumento della domanda di materie prime e allo stesso tempo ad una scarsità delle risorse, che creano una dipendenza verso altri Paesi (alcuni stati membri dell’UE dipendono da altri paesi per quanto riguarda l’approvvigionamento).

Vantaggi per i consumatori e per le imprese

Con la circular economy i consumatori potranno avere prodotti più durevoli e innovativi in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita (per esempio, agevolare l’uso della bicicletta rispetto a quello dell’auto).

Questo porterebbe ad un mutamento critico del pensiero (da “consumatore” ad “utilizzatore”, da “proprietario” a “condividente”) e genererebbe una maggiore domanda di servizi legati al noleggio, alla condivisione, allo scambio, alla riparazione e alla ricostruzione di prodotti.

Le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di €600 miliardi, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%, grazie a misure come l’eco-innovazione, l’eco-design e il riutilizzo dei materiali.

I benefici dell’economia circolare (fonte Eea, 2015)

Le politiche a sostegno della transazione

La promozione dell’economia circolare richiede una stretta cooperazione sul piano europeo con gli stati membri, le regioni e i comuni, le imprese, gli organismi di ricerca, i cittadini e le altre parti interessate. Il passaggio ad un’economia circolare è un elemento fondamentale della visione definita dall’UE e dai suoi Stati membri nel 7° programma d’azione per l’ambiente.

L’UE ha già adottato provvedimenti, istituendo una gerarchia dei rifiuti, dando la priorità alla riduzione e al riciclaggio dei rifiuti stessi. La politica in materia di sostanze chimiche si ripropone di eliminare le sostanze tossiche estremamente preoccupanti in maniera graduale.

I progetti legati all’economia circolare sono sostenuti finanziariamente dai “Fondi strutturali e di investimento europei”, da “Orizzonte 2020”, dal “Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS)” e dal programma “LIFE”. La Commissione europea lavorerà per un quadro di agevolazione dell’economia circolare che abbini regolamentazione, strumenti fondati sul mercato, ricerca e innovazione, incentivi, scambio di informazioni e il sostegno agli approcci su base volontaria nei settori chiave. Per riunire tali elementi e collegarli all’agenda per l’efficienza nell’impiego delle risorse, la piattaforma EREP ha invitato l’UE a fissare un obiettivo che garantisca un aumento della produttività delle risorse di ben più del 30% entro il 2030.

Per comprendere i vantaggi offerti dall’economia circolare e affrontare le sfide future è necessario coinvolgere l’intera società, principalmente le ONG, le organizzazioni di imprese e di consumatori, i sindacati, il mondo scolastico e universitario, gli istituti di ricerca, a tutti i livelli di governo, agendo come soggetti facilitatori e capifila.

Infine, un ruolo significativo è da attribuire ai social networks e ai mezzi di comunicazione digitale, attraverso cui è possibile comunicare alla comunità le idee e i benefici dell’economia circolare, ottenendo un maggior interesse da parte dei consumatori verso nuovi prodotti e servizi circolari.

SITOGRAFIA:

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20151201STO05603/economia-circolare-definizione-importanza-e-vantaggi

https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/economia_circolare/ce_economia_circolare_depliant.pdf

https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/towards-circular-economy_it

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