patto generazionale (4)

Crescita economica: perché è importante investire in sanità

-Articolo scritto da Lorenzo Rossi, studente di economia, Università degli Studi di Padova

Con il dibattito politico sul Recovery Plan che ha coinvolto il nostro paese negli ultimi mesi, è stata affrontata più volte la questione riguardante gli investimenti nel settore sanitario. Quest’ultimo, oltre ad essere un settore in grande difficoltà in questo momento, rappresenta una leva strategica dal punto di vista macroeconomico, poiché è possibile considerare la spesa sanitaria un investimento sociale a supporto della crescita e sviluppo.

LA SALUTE COME INVESTIMENTO

Secondo il modello sviluppato dall’economista americano Michael Grossman, la salute può essere considerata sia un bene di consumo che un bene di investimento[1]

Il primo aspetto è abbastanza intuitivo: se un individuo “consuma’’ più salute (intesa come beni e servizi sanitari) questo influenza positivamente la sua utilità, poiché più una persona è sana e più sarà soddisfatta. Se esaminiamo il secondo aspetto, possiamo considerare la salute un asset che riduce il numero di giorni spesi in malattia e aumenta i giorni disponibili per fare altre attività, tra cui anche lavorare e produrre reddito. Quando quest’ultimo aumenta, cresce anche la capacità della persona di acquistare quei beni e servizi sanitari che a loro volta producono salute (ed ecco “l’investimento”). Per tale motivo, possiamo dire che la salute non è solo richiesta dagli agenti economici, attraverso la domanda di beni e servizi sanitari, ma anche “prodotta”

Quello descritto è un modello intertemporale in cui ciascun individuo ha un iniziale stock di salute che va a deprezzarsi nel tempo a causa dell’invecchiamento, il cui livello si può aumentare o mantenere costante investendo in beni e servizi sanitari. In tal senso, vi sono anche molti altri fattori che influenzano la “produzione” di salute, sia in modo diretto, come fanno le caratteristiche personali, le abitudini e gli stili di vita degli individui, sia in modo indiretto, come avviene per l’educazione e il reddito.

Figura 1: Il modello di Grossman

SALUTE E CRESCITA ECONOMICA

Per molti anni gli esperti hanno studiato il ruolo della salute come “investimento”, esaminando il contributo che questa può offrire alla crescita economica nei diversi stati. Il premio Nobel per l’economia Robert Fogel, già nel 1994 stimava che il 30% della crescita di reddito nel Regno Unito tra il 1780 e 1980 fosse dovuto a miglioramenti di natura sanitaria e di nutrizione della popolazione.[2] Una percentuale così elevata sicuramente è legata alle condizioni di partenza e agli ampi margini di miglioramento, tuttavia restituisce un’idea chiara di quanto la spesa sanitaria sia importante per il benessere di uno stato. Per dirlo con le parole dell’economista e filosofo Amartya Sen:

“health, like education, is among the basic capabilities that gives value to human life”

Oggi, grazie a studi più recenti, possiamo affermare che gli investimenti nella sanità sostengono la crescita economica principalmente attraverso quattro canali, poiché:

  1. Stimolano la produttività del lavoro: in quanto individui più sani sono anche più efficienti e produttivi nel loro impiego
  2. Allungano la permanenza e la quantità di individui presenti nel mercato del lavoro
  3. Migliorano la qualità del capitale umano: poiché persone più sane hanno la possibilità di investire di più nella loro educazione e formazione, aumentando la loro produttività 
  4. Guidano i consumatori al risparmio, proiettandoli su un’aspettativa di vita più lunga [3]

Figura 2: Sanità ed Economia

Questi sono solo alcuni degli aspetti che aiutano a comprendere quale relazione vi sia tra investimenti sanitari e PIL, ma ci sono molti studi che hanno dimostrato tale connessione con dati quantitativi. Una ricerca degli esperti della World Health Organization ha evidenziato che, generalmente, ad un aumento del 10% della speranza di vita (LEB) della popolazione (ovvero un miglioramento complessivo di salute) è associato un incremento del PIL dello 0.3-0.4 % annuo, mantenendo fisse tutte le altre componenti di crescita.[4]Questo, purtroppo, è molto evidente se consideriamo la differenza tra paesi più ricchi (standardizzando la speranza di vita media a 77 anni) e quelli più poveri (standardizzando la speranza di vita a 49 anni), la cui crescita economica differisce di circa l’1.6% annuo e ciò nel lungo periodo genera profonde disparità.4La spesa sanitaria sembra qui spiegare una parte importante dello spread nei tassi di crescita, anche tenendo conto delle variabili macroeconomiche standard. I miglioramenti in termini di reddito pro capite infatti sono notevoli e paradossalmente, anche nel caso in cui questo non fosse in alcun modo influenzato dalla salute, ci sarebbero guadagni in termini generali, dovuti alla maggior longevità delle persone. I divari tra paesi aprono una questione molto delicata poiché nelle aree più povere il peso delle malattie e la loro diffusione incidono molto sullo sviluppo economico e sul benessere della nazione, rappresentando una delle questioni cruciali da affrontare. Gli investimenti sanitari, soprattutto in questo caso, hanno una duplice importanza poiché, se combinati a politiche pubbliche efficaci, possono migliorare la situazione sia in termini di protezione sociale che di benefici all’economia.


[1] Michael Grossman, “The demand for health: A theoretical and empirical investigation”

[2] Robert Fogel, “Economic Growth, Population Theory, and Physiology: The Bearing of Long-term Processes on the Making of Economic Policy” American Economic Review, 1994

[3] European Commision, “The contribution of health to the economy in the European Union”, 2005

[4] Report of the Commission on Macroeconomics and Health: “Investing in Health for Economic Development”, World Health Organization, December 2001

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