patto generazionale definitivo

Covid: dati raccolti male, spiegati peggio

I dati italiani sui contagi da Covid-19 non sono stati raccolti in maniera decente, ma si può comunque provare a fare un’analisi.

In pieno lockdown c’era un solo appuntamento impedibile nelle nostre giornate: tutti i giorni alle ore 18.00 il capo del Dipartimento di Protezione Civile Angelo Borrelli comunicava il bollettino della giornata dei contagi di Coronavirus. Subito dopo, i vari giornalisti iniziavano una gara al ribasso a chi li interpretava nel modo più fantasioso; attualmente positivi scambiati per nuovi contagi e viceversa, variazioni percentuali calcolate senza sapere come, scambiare un minimo calo di un giorno (magari dovuto a meno tamponi) per la fine dell’emergenza. A questo si aggiungevano dati raccolti in modo sommario, spesso non confrontabili da un giorno all’altro per l’enorme differenza di tamponi effettuati oppure con conguagli a fine mese di centinaia di morti non segnalati precedentemente. Insomma, un vero mix di incongruenze già in partenza con una confusione nella lettura che ne amplificava la confusione; ha quindi senso andare ad effettuare un’analisi di tipo statistico su questi dati? Sì? No? La risposta probabilmente non c’è, ma sicuramente, sempre tenendo presenti tutti i limiti e i problemi appena descritti, delle conclusioni si possono trarre e delle ipotesi si possono fare. Partiamo da un interessante (o almeno spero) spunto che può essere utile a fare qualche riflessione e a provare rispondere alla domanda:

Quanti casi totali di Covid-19 ci sono stati in Italia considerando anche tutti gli asintomatici a cui non è stato fatto il tampone?

Sicuramente una risposta univoca e certa non c’è e si potranno fare ipotesi più significative solo dopo l’analisi fatta dall’Istat attraverso gli ormai famosissimi test sierologici. Però, se ci si pensa bene, in Italia il tasso grezzo di letalità (morti da Covid su totale positivi al tampone) è di gran lunga più alto (14,451% al 30/06) rispetto, ad esempio, a Germania (4,613%) e Usa (4,791%); ci possono essere 2 principali motivi che possono spiegarne il perché: il primo sarebbe un enorme gap dei sistemi sanitari dei 2 paesi rispetto a quello italiano, ma per quanto sia possibile la presenza di questo gap, non possa spiegare una differenza così sostanziosa; il secondo, puù verosimile, è la presenza di un enorme numero di asintomatici non testati, che quindi falsano questo indicatore. Come provare quindi a stimare il numero dei cosiddetti contagiati teorici? Secondo uno studio citato dal Sole 24 Ore[1] la letalità del virus sarebbe dell’1,38% (anche se alcuni pensano possa andare anche verso lo 0,6%), quindi mettendo in rapporto il coefficiente di prima con questo, possiamo ottenere un numero che moltiplicato per il numero dei soggetti risultati postivi al tampone ci fa ottenere una stima dei contagiati teorici. Questa stima, seppur teorica e basata su un’ipotesi sul tasso di letalità, ci dà comunque un’idea su quanto sia vasto il sommerso dei casi non testati: circa 2 milioni e 500 mila in Italia. Ecco il confronto con alcuni paesi per analizzare meglio al situazione.

01-lugpositivi al tamponemorti registraticontagi teorici
Usa2.738.113130.1019.427.609
Brasile1.453.36960.7134.399.493
Regno unito313.48343.9063.181.594
Italia240.76034.7882.520.870
Spagna249.56928.3632.055.290
Germania196.3249.061656.594

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/nuovo-studio-06percento-fatalita-covid-19-totale-contagiati-necessita-ricovero-cresce-l-eta-ADRVDSI

Dopo aver fatto questa osservazione, seppur con tutti i problemi descritti, l’altra analisi che merita attenzione è il confronto tra la curva dei contagi della Lombardia con quella del resto d’Italia; prendendo in considerazione la media mobile settimanale[1] dei contagi i ottiene il seguente grafico:

La curva lombarda evidenzia come la media giornaliera calcolata su base settimanale dei contagi giornalieri sia dal 23 maggio scorso superiore nettamente alla somma dei contagi nelle altre 19 regioni, con un calo più blando e lento rispetto al crollo verticale avuto dal resto d’Italia. È inutile ma doveroso sottolineare ancora una volta la disastrosa gestione dell’emergenza della regione, non solo relativa alla gestione dei malati ma anche al numero di tamponi effettuati, che in rapporto alla popolazione è un valore tra i più bassi in Italia.

Per concludere, come descritto all’inizio dell’articolo, con dei dati non omogenei è difficile fare un’analisi statistica precisa e ben fatta. Questi due spunti di riflessione sono quelli meno sentiti e risentiti dai giornalisti in televisione o sulle testate, che spesso confondono un dato con l’altro, creando ancora più confusione nella testa di chi legge e ascolta.

Articolo di Davide Di Marcoberardino, (Laurea Magistrale in Scienze Economiche e Finanziarie – Univpm, Ancona)


[1] Sarebbe la media delle ultime 7 osservazioni, quindi è mobile perché i dati su cui si calcola variano ogni giorno.

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