patto generazionale (3)

Banche, intermediari e interessi passivi: la fine di un’epoca

Articolo scritto da Leonardo Moscatelli, studente di Scienze Economiche e Bancarie, Università degli Studi di Siena

Interessi passivi e liquidità in eccesso: analisi delle cause e delle soluzioni adottate dagli istituti finanziari per contrastare il costo della liquidità.

L’immaginario collettivo vuole che le banche e gli altri intermediari finanziari siano entità tenebrose disposte a tutto pur di avere i nostri soldi ed usarli per i loro affari. Noi italiani consideriamo questi soggetti ostili ai nostri interessi probabilmente a causa della carente educazione finanziaria che possediamo. Siamo i paladini dei depositi in conto corrente e abbiamo confermato l’inclinazione al risparmio soprattutto in questo periodo di incertezza: solo ad ottobre 2020 i depositi di imprese e famiglie erano aumentati del 9.5% rispetto ad un anno prima. (ultimi dati, IlSole24Ore)

La BCE conduce politiche espansive, figlie delle crisi del 2008 e del 2011, ormai da diversi anni. Uno degli strumenti a disposizione della banca centrale europea è quello della regolazione del “corridoio dei tassi”: rappresentazione grafica dei tassi di rifinanziamento marginale e di deposito marginale, rispettivamente soffitto e pavimento. A questi tassi banche altri intermediari finanziari possono concludere operazioni di prestito e di deposito con la BCE. Per stimolare la circolazione di denaro nell’economia questi tassi sono stati abbassati fino allo 0% ed oltre. Ad oggi il tasso di deposito marginale è -0.40%, questo significa che se gli intermediari depositano liquidità presso la banca centrale se ne vedranno restituire meno di quella depositata riportando una perdita. Al corridoio dei tassi appartiene anche il tasso di rifinanziamento principale che è il saggio applicato alle operazioni di mercato aperto condotte dalla BCE, solitamente si colloca esattamente in mezzo agli altri tassi.

Anche i tassi interbancari, applicati alle operazioni interbancarie overnight, come l’EONIA (Euro OverNight Index Average), lo €STR (Euro Short-Term Rate) e l’EURIBOR (EURo Inter Bank Offered Rate) sono negativi in quanto oscillano tra i due tassi soffitto/pavimento e spesso sono molto vicini al tasso di rifinanziamento principale. Il tasso €STR sta gradualmente sostituendo l’EONIA che è computato di norma come media ponderata dei tassi di interesse sui prestiti overnight interbancari non garantiti, viene calcolato di sera sulla base dei tassi applicati in quella giornata.

L’EURIBOR è il tasso al quale le banche nei paesi dell’UE e dell’Associazione europea di libero scambio possono ottenere fondi nel mercato dei prestiti all’ingrosso non garantiti, viene calcolato di mattina consultando le principali banche europee e rappresenta i tassi che potrebbero essere applicati da queste nelle operazioni interbancarie nella giornata corrente. Questo saggio viene utilizzato per calcolare le rate dei mutui a tasso variabile.

La pandemia da un lato ha portato la BCE a confermare la scelta delle politiche espansive e anzi a premere sull’acceleratore con le nuove misure straordinarie allungando l’orizzonte temporale dei tassi negativi. Dall’altro lato le incertezze sul futuro e sulla fine della pandemia hanno accentuato la tendenza di famiglie e imprese a risparmiare ed accumulare depositi non potendo (e non volendo) spendere a causa delle restrizioni, non investendo nei mercati e non chiedendo prestiti per investimenti nell’economia reale.

Si considera il deposito una rendita sicura per quanto bassa se non nulla poiché gli interessi pagati dagli intermediari sui depositi vengono compensati dalle commissioni di gestione. Diamo per scontato il fatto che i nostri risparmi debbano generare interessi senza muoverli dal c/c, senza investire e dunque senza rischiare; vi suonerà familiare la frase “oramai i conti non rendono più nulla” detta con tono sarcastico durante qualche pranzo con i parenti. Si pronunciano queste frasi non sapendo che in alcuni sistemi finanziari, ad esempio quello americano, gli interessi sui depositi non sono neppure previsti anzi, si pagano solo le commissioni.

Eravamo fortunati e non lo sapevamo!

Tutta questa liquidità immobilizzata rappresenta un costo per banche e intermediari, il loro guadagno è rappresentato principalmente dalle commissioni sulle operazioni di intermediazione mobiliare e dallo spread tra i tassi richiesti per i prestiti e quelli pagati sui depositi. Se non vengono compiute operazioni di investimento e non si richiedono prestiti i margini di guadagno si riducono e viene compromessa la stabilità degli istituti. I depositi presso la BCE erodono liquidità anziché generarla, scambiare liquidità sul mercato interbancario produce lo stesso effetto, tenere liquidità nella pancia delle istituzioni finanziarie non ha alcun rendimento.

Come contrastare il costo della liquidità

E’ possibile percorrere due strade: una più classica che consiste nell’applicare interessi negativi ai depositi che presentano particolari caratteristiche. Un’altra è meno ortodossa e consiste nella chiusura dei depositi con determinate proprietà, strada percorsa dalla società Finecobank la cui mossa ha fatto scalpore.

Applicazione degli interessi negativi

Il costo della liquidità non è un problema delle sole banche italiane ma in generale di quelle europee. In Svizzera e Danimarca sono già stati introdotti tassi negativi sui conti full-liquidity di famiglie e imprese con saldo superiore a € 100.000.

In Italia la legge non consente l’applicazione dei tassi negativi poiché, in virtù dell’articolo 1834 del codice civile, il depositario è tenuto quantomeno a restituire la medesima somma ricevuta o in moneta legale o nella medesima specie e quantità, ove sia così pattuito.

In realtà gli intermediari finanziari stanno ovviando a questa disposizione applicando commissioni di excess liquidity dello 0.50% e predisponendo, se non lo hanno già fatto, una voce “spesa di gestione della liquidità” o “spese forfettarie” nei contratti di deposito attraverso la proposta di modifica unilaterale del contratto ai sensi dell’articolo 118 del Tub variando le condizioni economiche. Nulla di illegale.

Potenziale chiusura dei depositi

Ha fatto scalpore la proposta di modifica unilaterale del contratto proposta da Finecobank ai propri depositanti. Modifica intervenuta sulla clausola di recesso lasciandosi la possibilità di chiudere il rapporto con il cliente con preavviso di almeno due mesi, qualora al momento del recesso e nei tre mesi precedenti concorrano tutte le seguenti condizioni:

  1. presenza sul conto di una giacenza media uguale o superiore a € 100.000;
  2. assenza di qualsiasi forma di finanziamento, anche se già concesso ma non utilizzato ad eccezione delle carte di credito;
  3. assenza di qualsiasi forma di investimento in prodotti di risparmio gestito o amministrato”.

Alessandro Foti, amministratore delegato dell’istituto finanziario ha commentato così la scelta: “Il primo motivo di questa battaglia è legato al fatto che talvolta a fronte di giacenze liquide molto importanti lasciate sui conti si nascondono operazioni opportunistiche e – per certi versi- speculative. Che nascono da un motivo preciso: in Italia non è possibile applicare ai conti correnti tassi d’interesse negativi, cosa che hanno fatto alcune banche in altri Paesi. È per questo che tanti capitali (soprattutto tedeschi) stanno correndo sui conti in Italia: basti pensare che a fine 2020 nelle banche italiane c’erano 2,63 miliardi di depositi tedeschi e altri 1,31 europei. Vengono da noi perché da loro i tassi sono negativi. Ma anche alcuni italiani “giocano” con i tassi. C’è per esempio chi investe in altri Paesi europei, ma poi deposita la liquidità in Italia perché in quei Paesi i tassi dei conti sono negativi. Insomma: c’è chi porta ricchezza fuori, ma lascia in Italia i costi.”

Tassi di interesse negativi, intermediari che restituiscono denaro pur di non custodirlo e sostenere costi, sembrerebbe la fine di tutte quelle credenze che avevamo sulle banche e sul loro “oscuro” mondo, oscuro per chi non studia. Ma è nell’indole umana considerare ostile ciò che non si comprende e allora…comprendiamo!

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