Economist

1 anno (già) di ale.conomista: i retroscena

Un anno fa ho aperto la mia pagina ale.conomista, qualcosa che mi ha cambiato la vita. Per questo motivo, a un anno esatto dalla nascita, ho deciso di aprire questo blog.* In questa parte del blog, per cominciare, vi racconterò i retroscena delle mie scelte, quelle che spesso non condivido sui social, ma che credo siano importanti e possano essere utili per chi si troverà nelle mie stesse situazioni.

Di seguito vi riporto la prima parte dei retroscena: Perché ho aperto ale.conomista? Cominciamo!

Anzi prima di cominciare: vi ringrazio se siete arrivati a leggere quest’articolo, vi ringrazio davvero perché per me è importante. Buona lettura!

Capitolo 1: Come nasce Ale.conomista

E’ mezzanotte di esattamente un anno fa, il 5 luglio. Sono a San Giovanni Rotondo, il paese in cui sono nato e cresciuto in Puglia, in partenza per il mio ultimo viaggio di andata verso la Spagna per concludere gli esami di master e portare avanti il lavoro di tesi con il relatore spagnolo. So di dover affrontare un viaggio molto (davvero molto) lungo: Autobus San Giovanni Rotondo – Roma; il classico volo Roma – Valencia con la classica attesa in aeroporto di svariate ore; il classico regionale Valencia – Castellon de la Plana. Parto da casa in Italia a mezzanotte, arrivo nella mia casa in affitto in Spagna alle 19:30. Stavo chiudendo un capitolo della mia vita, stavo per finire l’università.

Dopo mesi passati a pensare e a ripensare a chi voler essere e a quale fosse la strada giusta per me nella vita, mi ritrovavo ad affrontare l’ultimo di una lunga serie di viaggi “universitari”.  Dopo una mezza dormita nel viaggio in autobus, arrivo in aeroporto. Non so che fare, ma sono pensieroso. Quando si viaggia, soprattutto da soli, si è pensierosi. Pensare troppo non aiuta, e probabilmente è anche inutile. Ero sempre riuscito a non pensare tanto nella vita, ma in quel periodo qualcosa stava cambiando (vuoi vedere che sono cresciuto?). Avevo da poco dato l’esame di Experimental economics, esame in cui si cerca di spiegare l’irrazionalità degli agenti economici, riflettevo su come effettivamente fossi affetto da tanti bias cognitivi che limitano la nostra razionalità. In Experimental economics si studia però che alla fine ci sono alcune scelte che prendiamo seguendo l’”euristica”, un metodo per prendere decisioni senza sprecare risorse, senza pensarci troppo, quasi andando a senso (la famosa “rule of thumb”). L’euristica andrebbe utilizzata per prendere decisioni abituali, non per prendere decisioni che ti cambiano la vita, però vabbè, questo è un altro discorso. Allora preso dall’euristica, decido di smetterla di pensare e, senza apparentemente nessun motivo logico, apro un (altro) profilo instagram in cui condividere parte dei miei pensieri. Era da mesi ormai che portavo avanti la rubrica “Ask Alex” in cui rispondevo alle domande degli studenti di economia su Economia del Suicidio (per chi non la conoscesse, la più grande community social di studenti di economia d’Italia), e riscontravo molto interesse quando rispondevo alle domande della community. Allora quella mattina, in aeroporto a Roma, in attesa della partenza del classico Boeing 737-800, decido di aprire il mio profilo personale “Ale.conomista”.

“Che palle” dicevo tra me e me, “ora devo ripartire da 0 follower”. Eh sì, erano già 3 anni e mezzo che pubblicavo ogni giorno contenuti su Economia del Suicidio, e sapevo quanto tempo, pazienza, costanza, gente che ti chiede “ma chi te lo fa fare? Instagram ti paga?” e creatività ci vuole per iniziare a vedere qualche risultato sui social. Però anche lì, preso dalla mia razionalità limitata, non ci ho pensato due volte, e ho cominciato a rispondere alle domande dei miei 100 primi “follower” (metto le virgolette perché la parola follower non mi piace. I follower, se non li compri come fanno in molti che non sopporto, sono delle persone reali, con un nome e un cognome. Mi offenderei se qualcuno mi chiamasse “follower”). Ho notato fin da subito una grande curiosità da parte delle persone, in molti mi raccontavano le loro storie, le loro situazioni di scelta difficile, e riponevano in me una certa fiducia per me inaspettata. Quindi questo mi ha spinto a sconfiggere la tentazione di non fare niente, perché razionalmente sapevo che per me sarebbe stato abbastanza pesante gestire un altro profilo con una tesi da finire, e un imminente mercato del lavoro da affrontare. Io però, tra me e me, o tra me e qualche amico stretto, ho sempre parlato di economia, politica, attualità, università. Ho sempre detto la mia, quindi mi bastava solo mettere quei pensieri su un social, senza tenermeli più dentro. E così è stato. Su Economia del Suicidio condividevo la mia parte “scema”, su ale.conomista la mia parte “seria”. Poi erano mesi che pensavo di cominciare a parlare un po’ più seriamente di economia, anche perché finalmente iniziavo ad avere più chiaro il funzionamento dell’economia, dei mercati e di tutto quello che mi circondava, ed ero davvero scocciato che in TV si sentiva parlare di cose che non stanno né in cielo e né in terra (era il periodo dei Minibot, dell’uscita dall’euro, e si cominciava a parlare di far quadrare i conti per la finanziaria europea, mentre alcuni politici continuavano a far finta di nulla proponendo di “sforare” il deficit). Avevo da poco dato, tra gli altri esami, International Finance, avevo capito finalmente come agiscono i mercati finanziari nei confronti della valuta di un paese, e avevo dato Advanced Macroeconomics, capendo davvero come funzionano i cicli economici, e cosa non funziona dei modelli economici classici e neoclassici. Avevo capito insomma tante cose che prima non mi erano abbastanza chiare. E non mi andava che sapere certe cose dovesse essere un privilegio solo per chi si trova agli ultimi anni di un percorso in economia. Così pian piano ho cominciato a fare i primi video (alcuni imbarazzanti), ma tanto chissenefrega, l’alternativa sarebbe stata non fare nulla, quindi qualsiasi cosa creata, anche di scarsissima qualità, sarebbe stata preferibile (per un agente economico razionale). Ho cominciato così a fare contenuti quotidianamente, senza avere un obiettivo preciso e un’aspettativa particolare. Nonostante i tanti “Ale ma chi te lo fa fare?”, io l’ho fatto, lo faccio e lo farò. Se ci pensi troppo, non farai mai niente. Con questo non voglio ostentare qualcosa o dire di aver raggiunto chissà quale risultato, anzi penso di essere ancora all’inizio di tutto, ma vorrei spingere a chi sente di voler far qualcosa a non pensarci più e iniziare a farla. Razionalmente non avrebbe avuto senso per me aprire questa pagina (avevo già un’altra pagina, con le pagine non si guadagna, alcune persone si divertono ad insultarti, a un certo punto non puoi più nemmeno dire la tua!) ma l’ho fatto lo stesso, e adesso credo di aver fatto la scelta giusta. Ora vorrei parlarvi di tutto quello che è successo dopo aver aperto ale.conomista, di quali scelte ho preso e di come sono cambiate molte cose, ma ci metterei davvero tanto e voglio raccontarvelo per bene, passo passo, nei prossimi articoli.

A un anno dalla nascita di questo progetto, che conta più di 30 mila persone, credo di dover ringraziare innanzitutto quelli che sono riusciti ad arrivare fino a questo punto dell’articolo (siete degli eroi!), ma in generale tutti coloro che supportano quotidianamente questo progetto, e ancora più in generale supportano la condivisione di conoscenza, e non sopportano la condivisione di disinformazione, fake news e informazione approssimativa. Tocca a noi attivarci per cambiare in meglio le cose, nel nostro piccolo, condividendo il sapere e spingendo gli altri a studiare ed informarsi. Altrimenti saremo sempre vittime di chi propone soluzioni semplici a problemi complessi, soluzioni che non comportano sacrifici ma solo benefici, gratis, per tutti, immediatamente e senza conseguenze. Tocca a noi, nel presente, capire quali errori sono stati fatti in passato, per sperare in un futuro migliore e sostenibile. Tocca a noi analizzare la realtà, e, prima o poi, arrivare ad un Patto generazionALE!

*Il blog ha come obiettivo quello di dare spazio alle analisi di giovani competenti che spesso si astengono nel dire la propria opinione su questioni di economia, politica e attualità. Nello spazio “Patto generazionale” trovate tutti i lavori scritti dal Team di writers, che ringrazio per essere parte attiva di questo progetto. Buona permanenza nel sito (che spero vi piaccia)!

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